Euroflora bocciata sul web dai visitatori, giudizi da “deludente” a “squallida”. Ecco perché la manifestazione dei tempi d’oro non tornerà più

Non è bastato, alla floralie, tornare alla Foce: l’impietoso confronto con le edizioni spettacolari, i punti di ristoro già chiusi alle 17:00, la ghiaia che ostacola i disabili in carrozzina, il transito nel bel mezzo del cantiere del waterfront, i fiori appassiti e la frutta ammuffita non sostituiti come accadeva un tempo. L’unico giudizio positivo sui siti di recensioni Trustpilot e Tripadvisor? Di alcuni utenti che hanno recensito il servizio di consegna a domicilio, omonimo ma estraneo alla manifestazione genovese. I visitatori salvano solo la pulizia dei gabinetti e il bus navetta

Abbiamo volutamente atteso l’ultimo giorno per recensire la manifestazione, questo per evitare le prevedibili accuse di voler affossare la manifestazione, comportamento ormai abituale nell’ambito dell’ormai rodata tecnica del “non disturbate il manovratore” che punta a triturare chiunque critichi qualsiasi cosa messa in piedi dalle giunte comunale e regionale e dalle loro terminazioni, le aziende partecipare. In questo caso la Porto Antico Spa, che vede il Comune socio di maggioranza e in società la Camera di Commercio di Genova, la Regione Liguria-FILSE, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. I soci pubblici, con scarso fair play, hanno rinnovato l’8 aprile scorso l’incarico (per il terzo mandato) al presidente Mauro Ferrando, nonostante le imminenti elezioni comunali che potrebbero cambiare (con buona probabilità, visti i risultato dei sondaggi fino ad ora realizzati) la guida di Palazzo Tursi. Nell’eventualità di una vittoria del centrosinistra, Silvia Salis si troverà un Porto Antico guidato da un fedelissimo di Marco Bucci e nel cui cda, come espressione del Comune, è entrata anche, come espressione dell’amministrazione comunale, la leghista Sonia Viale.

In questi giorni abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di critica a proposito della manifestazione. Si concentrano principalmente sull’impietoso paragone tra questa edizione della manifestazione e quelle dei tempi d’oro.



Le prime due immagini sono di passate edizioni (2006 e 2002), la terza dell’edizione ci si chiude oggi
Intendiamoci la formula spettacolare che i genovesi hanno nel cuore non può più esistere, tanto che in passato la manifestazione era stata sospesa. Questo per ragioni che esulano da responsabilità politiche e amministrative locali. Semplicemente è cambiato il mondo. Poche città gestiscono, ormai, in maniera diretta il verde urbano. A Genova, ad esempio, Aster, una società controllata, ha sostituito da molti anni il glorioso servizio giardini. Sicuramente poche città hanno soldi da spendere in una manifestazione fuori dal territorio, anche se consente di promuovere il rispettivo territorio. Il Palasport era allestito principalmente dai Comuni (leggendarie le cascate di 30 metri realizzate dal Comune di Roma, adesso non ci sarebbe nemmeno più lo spazio necessario visto che la struttura è stata rialzata) e dalle Regioni.
Nel frattempo è cambiato il mercato in tutto il mondo. In due modi. Da una parte la produzione del Nord Africa e del Sud America ha surclassato quella europea, magari moltiplicando le piante che gli ibridatori liguri o italiani concedono su licenza incassando semplicemente le royalties e non producendo più direttamente le grandi quantità Questo è il servizio di Report del febbraio scorso che illustra con chiarezza il fenomeno. Altre aziende hanno, semplicemente, chiuso. Alcune delle imprese private che in passato realizzavano gli stand più spettacolari non esistono più. Il mercato globalizzato, insieme alla vendita online, hanno fatto il resto, rendendo poco produttivo investire nell’esposizione a una floralie (così si chiamano le mostre come Euroflora). Una sponsorizzata su Facebook costa infinitamente di meno e rende molto di più in termini di immagine.
Insomma, possiamo tranquillamente mettere una pietra sopra l’Euroflora dei nostri ricordi più belli. Per realizzarla così, a questo punto a totale carico del Comune, servirebbero cifre irragionevoli. Partendo da questa premessa, che con grande evidenza è sostanziale, diciamo due cose: per l’esposizione messa in campo i 25 euro del prezzo del biglietto sono davvero un’enormità. E non perché non ci sia stato un grande impegno economico per la realizzazione, ma perché il prezzo del biglietto non è compensato dallo spettacolo reale. A Nervi lo scenario dei parchi compensava, ma il waterfront è, a tutt’oggi, un cantiere. Una volta a Euroflora ci si andava con tutta la famiglia, ma per entrare a un coppia con un figlio e un nonno, quest’anno servivano 100 euro, più il costo del viaggio e del parcheggio in zona. Un “investimento” consistente che non tutti possono permettersi. Vero che molti genovesi hanno potuto beneficiare delle convenzioni, ma quanta gente residente fuori Genova è partita per venire qui a vedere la floralie una volta che hanno cominciato a girare le foto dell’edizione che si conclude oggi? Gli ammiccamenti didattici e divulgativi all’ambiente, alla ricerca scientifica e alla sostenibilità non fanno spettacolo quidi non conquistano i visitatori che per il prezzo pagato vogliono vedere cascate di fiori, non una versione 2.0 del “Sapientino QuasiScuola” in versione botanica.
I giudizi sul web massacrano la manifestazione e la sua reputazione
Dalle critiche feroci che si leggono sui social è, per la maggior parte, escluso il padiglione jean Nouvel, dove per unanime considerazione c’erano gli stand più belli, ma sul resto è piovuto un mare di critiche. Si possono leggere sui social, ma anche sui siti di recensioni Trustpilot (due stelle su cinque) e Tripadvisor (una stella e mezza su cinque). Sarebbe andata anche peggio se su Trustpilot non si fossero sovrapposti i giudizi lusinghieri per un servizio di consegna di omaggi floreali omonimo, ma non legato alla manifestazione e, su Tripadvisor, i giudizi su un negozio di Denver, anche quello omonimo.
Qualche esempio? Pierpaolo C scrive: «mi aspettavo di vedere un tripudio di fiori, colori e ambientazioni ma niente se fossimo andati da un vivaista avremmo ottenuto lo stesso risultato! 52€ per due biglietti 20€ di parcheggio + un viaggio di 200km con i relativi costi! Era meglio stare a casa!!!». Un altro utente scrive: «Ero andata nel passato ed allora era una cosa spettacolare, mozzafiato. Questa era una qualsiasi esposizione da fiera locale, nulla di più. Disorganizzazione estrema, nessuna corsia preferenziale per chi aveva acquistato i biglietti in precedenza, code interminabili dappertutto (anche ai servizi di ristorazione) pochissime panchine a sedere e c’erano molte persone anziane in visita. Il percorso quasi obbligato creava coda e ammassamento di persone, per cui non era possibile guardare davvero i fiori e le piante. Per contro pulitissimi e ben gestiti i servizi igienici, unico dato positivo. Per il resto non è valsa la pena spendere tutti quei soldi nel biglietto e farsi in totale sei ore di treno tra andata e ritorno. Mi auguro che tornino alla vecchia impostazione, altrimenti non varrà proprio più la pena andare ad un evento così importante». Ed ecco spiegate le code fotografate da qualcuno e scambiate per affollamento da record alla floralie: erano create da un’organizzazione tutt’altro che perfetta. Stasera, nel comunicato di chiusura, non si fa alcun accenno al numero dei visitatori.
Fiori appassiti e frutta ammuffita
Sulla qualità della manifestazione sono parecchi i giudizi negativi. Giovanna scrive su Trustpilot «Piante molto rovinate, secche, soprattutto quelle esposte nel Parco di Piazzale Kennedy. La parte espositiva all’interno del Palasport, non ha nulla a che vedere con le precedenti edizioni che ti lasciavano a bocca aperta per la meraviglia dell’allestimento tra imponenti cascate d’acqua e maestose composizioni di piante fiorite».















Una volta tutti i fiori venivano cambiati puntualmente in modo che l’esposizione risultasse sempre “fresca”. era un punto specifico del contratto con i fornitori. Si è andato perdendo col tempo alche il know how di base rispetto alle edizioni curate da Giannino Robiglio, scomparso qualche tempo fa, ed Ettore Zauli, un tempo direttore del fu Servizio Giardini del Comune.
Altre lamentele riguardano il fatto che ci fossero poche sedute e panchine (ma questo è sempre stato così). Complice il caldo dei giorni scorsi, con temperature superiori alla media stagionale, sono stati anche parecchi i malori che hanno colpito i visitatori e mobilitato i soccorritori del 118. Mugugni anche per il listino prezzi della ristorazione (ma anche questa è una costante di tutte le fiere). In più, quest’anno ci sono state proteste anche per la chiusura precoce dei punti di ristorazione gestiti da Cirfood. L’orario di esposizione durava fino alle 19:00, ma Paolo, un nostro lettore spiega di aver trovato chiusi i chioschi alle 17:00.


Disabili tratti in inganno
Sul sito si legge: «Euroflora 2025 sarà interamente visitabile e accessibile anche per persone a mobilità ridotta. Sarà anche disponibile un servizio di noleggio di carrozzine manuali o elettriche». Ma Ale Vanni descrive una situazione del tutto differente: «Una vera delusione – per chi era in carrozzina brecciolino e ostacoli a non finire. La logica degli spazi con le piante esposte era a dir poco assurda senza un senso, da spedire l’organizzazione alla prima lezione di ABC marketing, l’unica cosa valida i rivenditori dell’ultimo pezzo espositivo al secondo piano. Biglietto non ridotto per persone in carrozzina senza tagliandino e chi attende i documenti si attacchi vero ?! compresi gli accompagnatori. Soldi buttati». E Angelo Cauletti aggiunge: «La prima parte del percorso, tutto il piazzale, è fatto di ghiaia, senza una pedana per sedie a rotelle e passeggini. Faticoso!!!».
A Pasquale Scapolla a scrivere la “morale” di tutta la storia: «Praticamente non mi è piaciuto niente… Per Genova sarebbe una delle poche occasioni per essere alla ribalta delle cronache… Ma se continua così alla prossima edizione non viene più nessun visitatore da fuori città…». Già, perché costruire una reputazione per un evento è difficile e complesso, ma a distruggerla ci vuole un attimo e, dopo questa edizione, la frittata è fatta: i giudizi (nei quali la parola più ripetuta è l’aggettivo “deludente”, ma si possono leggere anche giudizi decisamente più forti) rimarranno online e, se tra quattro anni si volesse riallestire la manifestazione, peseranno come macigni.
Nel frattempo, sui social è un tripudio di erbacce abbandonate, aiuole non manutenute e persino le caravelle della scalinata di via Diaz che a fine Euroflora non sono ancora state terminate. Non era mai successo.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.